Calcio

Italia tra Conte e Mancini: è corsa a due per il ruolo di CT della Nazionale

  • Steven Alvieri
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Antonio Conte e Roberto Mancini in corsa per il ruolo di CT della Nazionale Italiana

Per la Nazionale Italiana è in arrivo l'ennesimo periodo di cambiamento, dopo la mancata qualificazione al terzo Mondiale consecutivo sarà infatti ancora una volta necessario ripartire da zero

Questo venerdì 12 giugno ci saremmo scontrati con il Canada nella nostra partita di debutto dei Mondiali 2026 in Usa, e dopo 12 anni di nostra assenza dalla massima competizione per nazionali. 

Invece gli azzurri dovranno ancora una volta rifondare dalle basi, partendo dal nuovo presidente federale e dal nuovo CT. Il progetto della Nazionale dovrà ripartire necessariamente da basi solide e concrete, e l'auspicio dei tifosi azzurri è che le prossime scelte saranno finalmente quelle giuste per far tornare il calcio italiano dove meriterebbe davvero.

Chi sarà il nuovo presidente federale?

Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, lo scorso 14 maggio sono state ufficializzate le candidature per il ruolo di nuovo presidente federale. I nomi dei principali candidati tuttavia erano noti già da tempo, e si rifanno a persone sportivamente e calcisticamente conosciute come Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, ed è stata la FIGC stessa a pubblicare i programmi elettorali.

Il primo, Malagò, ha un approccio più manageriale, proponendo di ricomporre il sistema tramite il focus sulla Serie A, definito da lui stesso "il primo motore economico del calcio italiano", e sull'innovazione in ogni settore, a partire da quello arbitrale.

Abete invece si presenta come espressione di una continuità rispetto alla gestione precedente di Gravina. Da presidente della Lega Dilettanti quale è, il suo programma è incentrato, oltre al resto, principalmente sull'aumentare l'importanza del calcio territoriale.

La differenza sostanziale tra i due è la voglia di rottura con il sistema dalla parte di Malagò, mentre quella della continuità da parte di Abete. Le elezioni saranno il 22 giugno, proprio durante i Mondiali già in corso, ma l'Italia la partita più importante stavolta la giocherà fuori dal campo.

Mancini torna sulla panchina azzurra? 

Dall'elezione del nuovo presidente federale, si arriverà naturalmente alla scelta del nuovo CT della Nazionale, e proprio come i candidati in presidenza, anche la panchina azzurra sembra porsi a un bivio. È infatti ufficialmente sfumata l'idea di Allegri, accasato a Napoli dopo il finale tragico con il Milan. Così come sembrano alquanto improbabili le piste che portano a profili come Guardiola e Ranieri.

I nomi in lizza più papabili restano quindi due, quelli di Mancini e Conte. Per entrambi sarebbe un ritorno, e Mancini è tra i due quello che ha allenato la nazionale più di recente. Vincitore dell'Europeo del 2021, ha di recente vinto il campionato in Qatar con l'Al Sadd, ma quasi certamente concluderà il suo rapporto con il club nelle prossime settimane, avendo una clausola liberatoria attivabile nel mese di giugno.

Secondo La Gazzetta dello Sport infatti il Mancio accetterebbe al volo la chiamata della Nazionale, anche al minimo sindacale, dopo una sorta di "pentimento"dopo la sua "fuga" nel 2023 prima delle gare di Qualificazioni Europee. Rimarrebbe solo da capire a quale Mancini ci affideremmo; a quello che ci ha resi Campioni d'Europa, o quello che ha mancato la qualificazione al Qatar?

Quello che è necessario al momento è trovare qualcuno a cui affidare un progetto lungo e sostenuto, partendo dall'esterno fornendo aiuti alle piccole realtà, passando per una ricostruzione del sistema giovanile e di crescita dei più piccoli, e arrivando fino in Lega, che deve necessariamente prendere parte attiva in questa rivoluzione, concedendo di più di quanto fatto finora, come ad esempio nel caso degli stage, invece di "fare finta di niente" come successo con Gattuso.

Conte resta ancora sullo sfondo

Con Conte l'Italia si assicurerebbe quella dose di pragmatismo che tanto manca alla Nazionale. La sua parentesi tra il 2014 e il 2016 è stata breve ma molto intensa, vedendo arrivare gli azzurri in semifinale dell'Europeo con forse la Nazionale di livello più basso degli ultimi anni.

I risultati d'altronde sono sempre stati dalla parte di Conte. L'allenatore leccese chiederebbe quindi uno stipendio decisamente più elevato rispetto a quello che potrebbe chiedere Mancini. Sempre secondo La Gazzetta dello Sport certamente Conte non chiederebbe lo stipendio che percepiva al Napoli, di circa 8 milioni, ma nemmeno un dimezzamento.

Nel 2016 infatti tramite un accordo con la Puma, l'allora presidente Tavecchio era riuscito a offrire a Conte fino a 4,5 milioni di euro l'anno, cifra che altrimenti sarebbe stata fuori budget per le casse della Nazionale.

E che probabilmente sarebbe anche adesso, a meno di qualche formula fantasiosa come quella di Tavecchio ai tempi. Quello che è certo è che tutto dipenderà dal nuovo presidente federale, e le opzioni sul tavolo al momento vedono una strada più abbordabile con il ritorno di Mancini, mentre quella di Conte invece potrebbe richiede più impegno per attraversarla. 

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