Bosnia-Italia, disastro Azzurro e Gravina non si dimette
Tristezza, amarezza, disperazione sportiva, incredulità: questi i sentimenti dopo Bosnia Italia, anche a fronte di alcune posizioni prese dal presidente della FIGC Gravina. Ecco il racconto del day-after dell'Italia.
L'Italia cade in Bosnia: addio ai Mondiali 2026. E Gravina resta
Oltre al danno, la beffa. L'Italia di Gattuso, che resta in dieci per un'espulsione di Bastoni che il difensore dell'Inter avrebbe potuto e dovuto evitare, pareggia contro la Bosnia e poi viene sconfitta ai rigori dopo gli errori di Pio Esposito e Cristante.
Terzo Mondiale consecutivo saltato dagli Azzurri, la cui assenza alla massima competizione per nazionali sta diventando una triste abitudine.
Se il danno, quello arrivato in campo, è evidente, la beffa sta nelle ore immediatamente successive alla partita. Gattuso in lacrime (sarebbe pronto a lasciare la guida tecnica della Nazionale), ma anche tanti rimbalzi di responsabilità, con il presidente FIGC Gravina che, a caldo, annuncia di non avere intenzione di rassegnare le proprie dimissioni.
Quello che fa più male, forse, è proprio questa mancanza di presa coscienza di quello che non ha funzionato (ed evidentemente non sta funzionando) nel calcio italiano, con il presidente che, nonostante tutto, si rimette al Consiglio Federale.
Caos in casa Italia, dunque. Tra una squadra che sparisce quando le partite contano davvero e una leadership che fatica ad abbandonare le posizioni di potere, il futuro azzurro resta incerto.
E, ancora una volta, saremo costretti a guardare gli altri. Perché, a quanto pare, l'Italia di oggi è solo la periferia del gioco più bello del mondo.