Mondiali 2026

Il Brasile ai Mondiali: una storia di eccessi, trionfi e cadute (spesso colossali)

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La storia del Brasile ai Mondiali

Se il calcio ha una casa, quella casa è il Brasile. È un rapporto malato, viscerale, quasi religioso. Non importa in che anno siamo o che giocatori abbiano: se il Brasile scende in campo, il mondo si ferma.

 È la storia di una nazionale che ha preso parte a tutte e 22 le edizioni della Coppa del Mondo, portando in giro per il globo quello che chiamano Futebol Arte. Ma attenzione, non è solo fioretto. È anche pragmatismo feroce e, a volte, crolli nervosi che hanno segnato intere generazioni. Quest'anno, guardando i pronostici Mondiali 2026, la solfa è la solita: sono favoriti. Ma la storia ci insegna che tra la teoria e la coppa di mezzo ci sono sempre 90 minuti capaci di cambiare tutto.

La leggenda: i cinque trionfi che hanno cambiato il calcio

Vincere un Mondiale è un'impresa. Vincerlo cinque volte ti consegna all'immortalità. Ecco come il Brasile ha scritto la storia, partendo da lontano.

Svezia 1958: Quando Pelé era solo un ragazzino prodigio

È il 1958. Il Brasile deve ancora smaltire il trauma del Maracanazo. Arriva in Svezia e presenta al mondo un modulo, il 4-2-4, che sembra fantascienza. Ma soprattutto presenta un ragazzino di 17 anni: Pelé. Insieme a Garrincha, l'uomo che dribblava anche le ombre, inventano un calcio che gli europei non sanno nemmeno leggere. In finale contro la Svezia, Pelé fa il fenomeno: doppietta e primo titolo fuori dai confini sudamericani. Il mondo capisce che è nata una dinastia.

Cile 1962: Il Mondiale di Garrincha

Pelé si rompe quasi subito, ma il Brasile non crolla. Anzi, si scopre una nazionale totale. A prendersi la scena è Garrincha, che gioca un Mondiale al limite della legalità per quanto era forte. Dribbling, gol, giocate assurde. La finale con la Cecoslovacchia è una formalità: 3-1 e bis servito. L'Italia degli anni '30 non è più l'unica ad aver vinto due edizioni di fila.

Messico 1970: Il punto più alto della storia del calcio

Se volete spiegare a un bambino cos'è il calcio, fategli vedere il Brasile del 1970.

Cinque numeri 10 in campo contemporaneamente: Pelé, Tostão, Rivellino, Gérson e Jairzinho. Roba da videogioco. In finale contro l'Italia non c'è storia: 4-1. Il gol di Carlos Alberto alla fine è il manifesto della perfezione: un'azione che parte dalla difesa e finisce in rete con una naturalezza disarmante. Quel Brasile non giocava, recitava una parte.

USA 1994: La concretezza che ti logora

Dopo 24 anni di digiuno, il Brasile cambia pelle. Parreira, il ct, capisce che il romanticismo non basta più. Si chiude, si affida a Dunga e Mauro Silva per fare legna, e davanti mette la coppia Bebeto-Romário. Non è il Brasile più bello, ma è quello più cattivo. Si vince ai rigori contro l'Italia in una finale tesissima a Pasadena. È la vittoria del pragmatismo sul cuore.

Corea e Giappone 2002: Il riscatto del Fenomeno

Arrivano lì tra mille dubbi, con Ronaldo che era reduce dal dramma di quattro anni prima. Ma Scolari costruisce un gruppo d'acciaio. Davanti le "tre R" (Ronaldo, Rivaldo, Ronaldinho) fanno quello che vogliono. Ronaldo segna tutto, compresa la doppietta in finale alla Germania di Kahn. 2-0 e quinto titolo. Il capitano Cafu alza la coppa e il Brasile diventa, ancora una volta, il padrone del mondo.

Quando il Brasile ha toccato il fondo

La parte più affascinante? Le cadute. Perché per il Brasile non esiste il "secondo posto". Esiste solo il fallimento.

Italia 1990: Il suicidio tattico di Lazaroni

È forse il Mondiale più brutto mai giocato dai verdeoro. Lazaroni prova a europeizzare il Brasile, mette i liberi, toglie la fantasia e si affida al muscolo. Il risultato? Un calcio noioso che fa piangere i tifosi. L'Argentina di Maradona li manda a casa agli ottavi in una partita dominata dal Brasile, ma decisa da un lampo di genio di Diego per Caniggia. Una ferita che ancora brucia, perché quel Brasile era convinto di aver venduto l'anima per niente.

Le statistiche del Brasile ai Mondiali

Per chi vuole giocare sui numeri e capire come arrivano a questo Mondiale, i dati parlano chiaro: anche secondo i pronostici mondiali 2026 i carioca restano la nazionale più costante della storia. Qui non si scappa. Ancelotti schiererà come sempre i migliori per cercare di riportare il Brasile sul tetto più alto del mondo dopo oltre 20 anni.

Edizioni

Partite

Vittorie

Pareggi

Sconfitte

Gol Fatti

Gol Subiti

22

114

76

19

19

237

108

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