Formazione Betis Siviglia 2026-27, come cambia dopo il mercato
Quinto classificato nell'ultima Liga ma qualificato alla prossima Champions League grazie al ranking Uefa delle squadre spagnole, il Betis Siviglia torna ad assaporare il gusto dell'élite.
La squadra di Manuel Pellegrini negli ultimi anni ha ceduto alcuni dei suoi pezzi pregiati, piuttosto che comprare (Diao e Jesus Rodriguez al Como su tutti), ma ora è tempo di muoversi sul mercato per rinforzare la rosa.
Vediamo cosa può succedere ai biancoverdi di Siviglia in questa analisi in vista della prossima stagione.
Il mercato del Betis, la formazione dei sogni
Due colpi in entrata il club andaluso li ha già fatti, per andare a tappare due buchi venutisi a creare in rosa. Uno, il centrocampista centrale, al posto di Adrià Altimira, passato allo Sporting Lisbona: dal Fluminense è arrivato per 14 milioni l'uruguaiano Facundo Bernal.
In difesa invece dopo la scadenza del contratto di Ricardo Rodriguez il nuovo terzino sinistro è diventato Fran Garcia, che al Real Madrid praticamente non aveva più chance di giocare dopo l'arrivo di Cucurella.
Da valutare alcuni rientri dai prestiti tipo l'attaccante Iker Losada, che ha fatto molto bene al Levante nella passata stagione.
I piani-B e gli obiettivi più realistici
Per la Champions in compenso servirebbe qualcosa di più e il Betis lo sa bene. A proposito di Real Madrid il vero sogno del club è di riportare a casa uno dei migliori talenti mai usciti dalle giovanili, ormai nel pieno della maturità ma svincolato: Dani Ceballos. Nel 4-2-3-1 di Pellegrini potrebbe essere schierato tra i due mediani o forse persino come trequartista centrale.
Una pista che i sivigliani invece potrebbero battere per l'attacco è quella di Fabio Silva, attaccante già visto nella Liga con il Las Palmas, ma di proprietà del Borussia Dortmund. Oppure Igor Matanovic, centravanti croato del Friburgo. Per entrambi richieste intorno ai 20-25 milioni.
La nostra valutazione della rosa
Questa è la nostra analisi, reparto dopo reparto la situazione del Betis per il 2026-27.

Portieri
Non dovrebbero esserci rinforzi qui, a meno di cessioni clamorose di uno tra Valles e Pau Lopez (ex Roma).
Difensori
Reparto solido con ampia gamma di giocatori esperti e giovani promettenti. Pur essendo molto in là con gli anni Marc Bartra rimane il totem del reparto, ma nella passata stagione Natan (ex del Napoli) è stato uno dei migliori della difesa.
In quanto a giovani, che al Betis trovano sempre molto spazio, occhio ad Angel Ortiz, ormai in prima squadra dopo tutta la trafile delle giovanili. Terzino destro titolare dovrebbe essere lui.
Centrocampisti
L'identikit del giocatore-tipo per Manuel Pellegrini è di essere un calciatore completo, preferibilmente con ottima tecnica di base. La cerniera Roca-Fornals in questo senso è ideale, seppur poco pubblicizzata.
C'è anche molta garra sudamericana, del resto il tecnico è cileno: Bernal, Deossa e soprattutto Lo Celso sono pedine fondamentali nelle rotazioni.
Anche se il preferito della piazza rimane Isco, martoriato dagli infortuni ma sempre in grado di accendersi con poco.
Attaccanti
Al momento è il reparto più sguarnito, o comunque quello con meno alternative, anche se il trio composto da Antony, Cucho e Abde risulta spesso indigesto agli avversari.
Si trova sempre nell'elenco delle punte, ma è un formidabile jolly, Aitor Ruibal, che in caso d'emergenza viene schierato addirittura come terzino destro.
Betis, le aspettative stagionali
La priorità del club sarà senza dubbio fare bene in Champions League, competizione in cui i sivigliani sono entrati "non per merito loro" ma grazie al ranking delle altre squadre spagnole nelle coppe europee.
Anche il Betis in realtà ha contribuito in parte, ma in Europa League l'eliminazione ai quarti di finale contro il Braga è stata vista come una grossa delusione.
Ora però bisogna ballare ed è presumibile che il calendario sarà al contempo difficile, ma stimolante, con grandi pienoni per le partite interne. In campionato poi si cercherà di mantenere la parte sinistra della classifica, com'è ormai d'abitudine, senza affogare con il doppio fronte europeo, appunto.