Se sul piano sportivo la vetta ha cambiato volto, dal punto di vista economico la leadership resta saldamente nelle mani dei veterani. I compensi dei piloti continuano a crescere, riflettendo l'espansione globale del Circus e l'aumento dei ricavi commerciali.
Secondo le stime riportate da QuiFinanza (fonte Forbes), i dieci piloti più pagati della griglia concentrano complessivamente centinaia di milioni tra stipendi fissi e bonus legati alle performance, confermando il peso centrale dei top driver nel modello economico delle scuderie.
Stipendi piloti Formula 1 2026: l'elenco completo
|
Pilota |
Squadra |
Stipendio lordo annuo in mln € |
|---|---|---|
|
Max Verstappen |
Red Bull Racing |
70 |
|
Lewis Hamilton |
Ferrari |
64,9 |
|
Lando Norris |
McLaren |
52,9 |
|
Oscar Piastri |
McLaren |
34,5 |
|
Charles Leclerc |
Ferrari |
27,6 |
|
Fernando Alonso |
Aston Martin |
24,4 |
|
George Russell |
Mercedes |
23,9 |
|
Lance Stroll |
Aston Martin |
12,4 |
|
Carlos Sainz |
Williams |
12 |
|
Kimi Antonelli |
Mercedes |
11.5 |
Entrando nel dettaglio delle cifre, la graduatoria conferma la leadership economica di Max Verstappen, che percepisce circa 70 milioni di euro complessivi: 59,8 milioni di parte fissa e 10,1 milioni di bonus legati ai risultati. Anche senza il quinto titolo consecutivo, l'olandese resta il pilota con il contratto più ricco della griglia.
Alle sue spalle c'è Lewis Hamilton con circa 64,9 milioni di euro, di cui ben 64,4 milioni garantiti e appena 0,5 milioni di bonus. Un contratto fortemente sbilanciato sulla componente fissa, che riflette il peso mediatico e commerciale del sette volte campione del mondo.
Chiude il podio Lando Norris con circa 52,9 milioni di euro totali, ma con una struttura radicalmente diversa: 16,6 milioni di base e ben 36,3 milioni di bonus. Il titolo mondiale 2025 ha inciso in maniera determinante sulla sua busta paga, rendendolo uno dei casi più emblematici dell'attuale modello contrattuale orientato alle performance.
Subito dietro troviamo Oscar Piastri con 34,5 milioni (9,2 milioni di base e 25,3 di bonus), a conferma di quanto i risultati in pista possano incidere sui compensi finali. Charles Leclerc si attesta invece a 27,6 milioni interamente garantiti, senza una componente variabile significativa nell'ultima stagione.
Fernando Alonso totalizza 24,4 milioni (22,1 milioni di base più 2,3 di bonus), mentre George Russell raggiunge 23,9 milioni grazie a una forte incidenza della parte variabile: 13,8 milioni fissi e 10,1 milioni legati ai risultati. Lance Stroll si ferma a 12,4 milioni complessivi (11 milioni base + 1,4 milioni bonus), Carlos Sainz a 12 milioni (9,2 + 2,8), mentre il più giovane della top 10, Kimi Antonelli, chiude con 11,5 milioni totali, di cui 4,6 milioni garantiti e 6,9 milioni maturati attraverso bonus.
Il quadro che emerge è chiaro: nella Formula 1 moderna la parte fissa resta determinante per i campioni affermati, ma il peso dei bonus può alterare significativamente la classifica finale dei guadagni, premiando in modo diretto le performance sportive.
L'analisi degli stipendi di Formula 1: il confronto col passato
Rispetto alle ultime stagioni emergono alcune tendenze chiare. La prima riguarda il peso crescente dei bonus: i contratti sono sempre più strutturati per premiare performance, vittorie e piazzamenti in classifica. Norris e Piastri rappresentano esempi evidenti di questa evoluzione, ma anche Russell e Antonelli presentano una componente variabile significativa.
Un secondo elemento riguarda la stabilità economica dei grandi campioni. Verstappen e Hamilton continuano a mantenere contratti multimilionari indipendentemente dall'esito di una singola stagione, grazie al loro valore mediatico e commerciale globale.
Infine, il monte ingaggi complessivo dei top driver risulta in costante crescita, coerentemente con l'aumento dei ricavi della Formula 1 tra diritti televisivi, sponsor e nuove partnership internazionali.
Top driver e rookie: una Formula 1 sempre più divisa
La fotografia economica del 2026 restituisce l'immagine di una Formula 1 fortemente polarizzata. Al vertice si collocano le superstar, piloti che superano i 50 o addirittura i 60 milioni di euro annui e che rappresentano asset strategici per le scuderie non solo in pista ma anche sul piano commerciale. Verstappen e Hamilton continuano a incarnare questo modello, mentre Norris si è definitivamente inserito nell'élite grazie al titolo mondiale.
Alle loro spalle si trova una fascia intermedia composta da piloti di riferimento per i rispettivi team, come Leclerc, Alonso, Russell e Piastri. I loro stipendi, compresi tra i 20 e i 35 milioni di euro, riflettono un ruolo centrale nei progetti tecnici ma un peso economico inferiore rispetto ai leader assoluti del campionato.
Il divario diventa ancora più evidente osservando la situazione dei rookie e dei giovani talenti. Kimi Antonelli, promosso in Mercedes a soli 19 anni, percepisce 11,5 milioni di euro: una cifra significativa per un esordiente, ma distante dagli standard delle superstar. Per altri giovani in griglia gli ingaggi sono più contenuti e rispondono a una logica di investimento a medio-lungo termine, con margini di crescita legati ai risultati sportivi e alla capacità di attrarre sponsor.
Anche in un anno di rivoluzione tecnica, dunque, le gerarchie economiche restano ben definite. La Formula 1 2026 si conferma divisa in livelli chiari: un'élite globale che muove equilibri finanziari e mediatici, una solida fascia competitiva e una nuova generazione chiamata a costruire il futuro del campionato.