Meglio non provare a mettere assieme nella stessa frase le parole Fiorentina e Juventus: troppo viscerale la rivalità tra queste due squadre, risalenti chissà a quello scudetto vinto in volata dai bianconeri nel 1982 e rimpolpatasi in un anno chiave per il nostro calcio, quel 1990 delle Notti Magiche mondiali ma soprattutto del passaggio da Firenze a Torino di Roberto Baggio.
Baggio-Juve, le proteste
"Hanno marciato in quattromila, in un pomeriggio di sole quasi primaverile, al grido di Pontello sei un muratore e pensi solo al cemento": febbraio 1990, i tifosi della Fiorentina in massa, circa 4mila, vanno sotto casa del presidente, avvocato conte Ranieri Pontello, ultimo della nidiata della famiglia che è stata a capo della società viola nel decennio precedente.
La voce è nell'aria, i gigliati hanno ceduto Roberto Baggio, il loro giocatore-simbolo, destinato a riportare la squadra ai vertici. Uno che si capisce che ha qualcosa di speciale, fin da quando (stagione 1988-89) aveva segnato al Milan dopo aver scartato tutta la difesa rossonera, partendo da centrocampo.
Non solo, i Pontello si sono azzardati a venderlo all'arci-odiata Juventus; operazione che si sarebbe conclusa di lì a pochi mesi, quindi nell'estate del 1990, ma già ormai conclusa. "Nostro al 51%", confermerà in aprile Gianni Agnelli, "L'Avvocato", che all'epoca non ha ruoli ufficiali nella Juventus, però insomma ha un peso specifico non irrilevante nella Juventus: "Il suo futuro non dipende soltanto da me. Ma dipende, ahimè, da lui", aggiunge.
Dipende da Baggio, sì, non ancora "Divin Codino", visto che ha i capelli ancora abbastanza corti. Già nel 1988 si era vociferato di un passaggio all'Inter, offerta respinta al mittente forse perché la Fiorentina non era ancora nel baratro dal punto di vista finanziario. La vicenda infatti si complica ulteriormente perché in quel periodo i Pontello stanno cedendo la società ai Cecchi Gori, al vecchio Mario nello specifico, che non ha alcuna intenzione di rinunciare a Roby.
Stavolta però l'offensiva della Juventus sembra aver convinto tutti, nonostante i tumulti di piazza. Operazione da 25 miliardi di lire, record per l'epoca, più il cartellino di Renato Buso, valutato altri 2 miliardi. Insomma, un affare colossale che però non rende l'idea degli aspetti extra-sportivi.
Baggio, la Coppa Uefa e il Mondiale
Sì, perché la primavera-estate del 1990, a parte il Mondiale organizzato in Italia, sembra che faccia apposta a mettere Fiorentina e Juventus l'una contro l'altra. Se in campionato i viola vanno a un passo dalla retrocessione, ottenendola praticamente all'ultima giornata dopo aver esonerato l'allenatore Bruno Giorgi per mettere al suo posto Ciccio Graziani, in Europa è tutta un'altra musica.
Con "beffa" inclusa, perché la Fiorentina arriva in finale di Coppa Uefa proprio contro la Juventus. Nella sfida andata e ritorno, però, i viola non hanno il fattore campo, perché lo stadio di Firenze è stato squalificato: colpa di un tifoso che durante la semifinale contro il Werder Brema decide di invadere il terreno di gioco per andare a mollare un buffetto al portiere tedesco. Quindi Fiorentina-Juventus si disputerà sul neutro di Avellino.
In mezzo a tutto questo naturalmente c'è ancora Roberto Baggio, già promesso sposo bianconero ma ancora con la maglia viola numero 10, comprese le due partite della finale di Coppa Uefa. All'andata a Torino finisce 3-1, al ritorno lo scialbo 0-0 consegna il trofeo alla Signora. È il 16 maggio 1990, Baggio nelle due sfide non è che abbia brillato molto. "Mi dispiace per i nostri tifosi che sono stati costretti a farsi sette ore di pullman per raggiungere lo stadio di Avellino e vedere una partita che non è riuscita a dare le soddisfazioni che si aspettavano", afferma Baggio, che poi parla del suo futuro così, "La mia posizione la conoscete: per quanto mi riguarda io vorrei restare a Firenze".
In compenso due giorni dopo arriva l'annuncio ufficiale del trasferimento, compreso contratto triennale per il giocatore da 2,5 miliardi a stagione d'ingaggio. Di questo compenso, un terzo va al procuratore di Roby, Antonio Caliendo, deus ex machina di tutto l'affare.
Il giorno dell'ufficialità una ventina di tifosi si radunano in Piazza Savonarola a Firenze, sede della società viola, e aspettano sotto il sole: comincia una sassaiola, che rompe anche il vetro di una finestra al primo piano. Insomma, tensione e imbarazzo quando a Baggio nelle conferenza stampa mettono al collo una sciarpa bianconera e lui se la toglie stizzito.
Sono polemiche che si riverberano anche sulla Nazionale, che sta per cominciare l'avventura al Mondiale in casa. "Come reagirà Baggio?", si chiedono in molti.
In realtà è passata abbastanza chiaramente la linea di un giocatore "immolato" sull'altare dei conti da sistemare della Fiorentina, senza nessuna colpa personale. Si parla comunque sui giornali di un "campione da ricostruire moralmente" oppure "una storia della quotidiana e ordinaria follia che fa da simbolo al nostro calcio".
Intanto Baggio ha avuto a Coverciano (che ricordiamo essere praticamente un quartiere di Firenze) un incontro con i capi-tifosi della Fiorentina prima di andare in ritiro per il Mondiale, chiudendo il tutto con lacrime e abbracci. Fine anche degli incidenti che avevano aperto il ritiro degli Azzurri, arrivati a Coverciano scortati dalle forze dell'ordine per difenderli dalle proteste degli ultrà della Fiorentina. Con sputi, pugni e calci sulla macchina di Schillaci e Tacconi minacciato.
Sarà forse anche per questo motivo, per questa pace fatta con i suoi tifosi, che a Italia '90 Roby sarà una delle stelle non solo della Nazionale, ma di tutto il torneo, con l'apice del gol straordinario contro la Cecoslovacchia, nella fase a gironi, partendo da centrocampo. Partito come riserva, diventerà titolare a furor di popolo in coppia con Schillaci, suo futuro compagno alla Juventus.
E nella stagione successiva, alla prima partita da ex, una situazione ancora più eclatante: Roby infatti si rifiuterà di tirare un calcio di rigore, ma una volta sostituito raccoglierà da terra una sciarpa della Fiorentina lanciatagli dagli spalti.