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I migliori difensori centrali della storia

  • Matteo Mancin
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franco baresi uno dei migliori difensori centrali della storia

Nel calcio, il difensore centrale è il baluardo che tiene in piedi tutta la squadra

I difensori centrali più forti di tutti i tempi hanno lasciato un segno indelebile nella storia del calcio. 

Questi centrali leggendari uniscono tecnica sopraffina, intelligenza tattica e leadership, ergendosi a pilastri delle proprie squadre. 

In questo articolo passeremo in rassegna una top 10 difensori di sempre (e non solo), esplorando i fattori che rendono un difensore veramente leggendario, confrontando epoche diverse e celebrando i più vincenti, iconici e amati di sempre.

Cosa rende un difensore veramente leggendario?

Non basta saper contrastare gli attaccanti per essere annoverato tra i migliori difensori del calcio. Ecco alcuni elementi chiave che distinguono un difensore centrale "leggendario" dagli altri:

  • Tecnica difensiva e intelligenza tattica: Anticipi puliti, tackle tempestivi, abilità nel gioco aereo e visione di gioco. I grandi centrali sanno leggere le situazioni di gioco in anticipo e guidare la linea difensiva con autorità. Ad esempio, Franz Beckenbauer rivoluzionò il ruolo del libero diventando un regista arretrato, grazie a un'eleganza e un'intelligenza calcistica fuori dal comune​.
  • Longevità e costanza di rendimento: Molti migliori difensori di calcio hanno mantenuto performance di alto livello per oltre un decennio, se non due. Paolo Maldini, ad esempio, ha giocato ai massimi livelli fino a 41 anni, totalizzando 902 presenze ufficiali con il Milan e 126 con la nazionale italiana​. La capacità di adattarsi a nuovi avversari e cambi tattici nel corso degli anni è segno di grandezza.
  • Titoli vinti e palmarès internazionale: I centrali leggendari spesso sono stati perni di squadre vincenti, accumulando campionati, coppe europee e trofei internazionali. Dalla Coppa del Mondo alle Champions League, i loro successi rispecchiano l'impatto avuto sul campo. Difensori come Sergio Ramos e Paolo Maldini, ad esempio, hanno collezionato rispettivamente 4 e 5 Champions League in carriera, oltre a titoli nazionali multipli e (nel caso di Ramos) un Mondiale ed Europei​.
  • Impatto storico e leadership carismatica: Un difensore leggendario trascende le statistiche: diventa un'icona. La leadership in campo, il carisma e l'influenza sul modo di interpretare il ruolo sono elementi intangibili ma fondamentali. Franco Baresi, con la sua capacità di comandare la difesa a zona del Milan di Sacchi, o Carles Puyol, simbolo di grinta e cuore nel Barcellona, sono esempi di leader difensivi entrati nell'immaginario collettivo.

 

In sintesi, tecnica, longevità, titoli e impatto storico sono i quattro pilastri che rendono un difensore centrale una vera leggenda. 

Nei paragrafi seguenti vedremo come questi fattori emergono nelle carriere dei più grandi interpreti del ruolo, suddivisi per epoche calcistiche.

I migliori difensori della storia

Ogni epoca calcistica ha prodotto difensori di straordinario livello, plasmati dal contesto tattico del periodo ma accomunati dall'eccellenza. 

Di seguito analizziamo i migliori difensori centrali della storia del calcio, suddivisi per generazioni: dagli albori e il periodo fino agli anni '90, passando per il calcio moderno degli anni 2000, fino ai campioni ancora in attività che già oggi sono considerati leggendari.

Epoca pre-anni 2000

L'era antecedente al nuovo millennio è ricca di nomi iconici. Negli anni '60 e '70 emersero figure come Bobby Moore, Franz Beckenbauer e Gaetano Scirea, che definirono gli standard del ruolo.

  • Bobby Moore

Moore, capitano dell'Inghilterra campione del mondo 1966, era noto per la straordinaria abilità nel posizionamento e nel timing dei contrasti. La sua leggendaria entrata su Pelé ai Mondiali 1970 resta un simbolo di perfetta esecuzione difensiva. Con 108 presenze in nazionale e oltre 500 con il West Ham​, Moore univa classe e fair play (mai un cartellino rosso in carriera) alla capacità di elevare la squadra nei momenti decisivi.

  • Franz Beckenbauer

Franz Beckenbauer, il "Kaiser", è spesso citato come il difensore centrale più forte di sempre. Guidò la Germania Ovest da libero con eleganza regale e visione di gioco rivoluzionaria. Beckenbauer non era solo un baluardo difensivo: con la sua intelligenza tattica superiore sapeva impostare l'azione dalle retrovie come un regista aggiunto​.

Vincitore di un Mondiale (1974) da capitano e successivamente da allenatore (1990), oltre che di 3 Coppe dei Campioni consecutive col Bayern, vantava un palmarès unico. Indimenticabile il suo coraggio nella semifinale Messico '70, giocata con la clavicola infortunata e il braccio al collo pur di non abbandonare la squadra​.

Beckenbauer accumulò 103 presenze in nazionale e circa 600 partite a livello di club, coronando la carriera con 5 campionati nazionali e 2 Palloni d'Oro (1972, 1976)​.

  • Gaetano Scirea e Franco Baresi

In Italia, tra gli anni '70 e '80, Gaetano Scirea e Franco Baresi hanno incarnato al meglio la scuola difensiva italiana. Scirea, libero della Juventus e dell'Italia campione del mondo 1982, era famoso per la straordinaria eleganza e correttezza: in oltre 700 gare ufficiali non fu mai espulso (solo dieci ammonizioni in carriera)​, segno di tempismo perfetto e senso dell'anticipo. Dotato di grande visione di gioco, Scirea sapeva far ripartire l'azione con qualità, risultando un precursore dei difensori-registi.

Franco Baresi, bandiera del Milan, fu il baluardo difensivo degli anni '80 e '90. Capitano a 22 anni, guidò la transizione epocale dalla marcatura a uomo alla difesa a zona nell'era Sacchi, diventando il punto di riferimento della retroguardia rossonera​. Sebbene di statura non elevatissima per un centrale, compensava con letture difensive prodigiose, scatti brucianti e grinta da vendere. In 20 stagioni a Milano, Baresi ha accumulato 719 presenze ufficiali con il club​, vincendo 6 Scudetti e 3 Coppe dei Campioni. 

Con l'Italia (81 presenze​) trionfò nel Mondiale '82 (senza scendere in campo) e raggiunse la finale nel '94, dove il suo rientro lampo dall'infortunio e la prova monumentale in finale sono passati alla storia, nonostante l'epilogo amaro ai rigori. La sua fedeltà al Milan e la longevità agonistica lo rendono uno dei difensori più amati dai tifosi e rispettati dagli avversari.

  • Daniel Passarella

Altri nomi di spicco del periodo pre-2000 includono Daniel Passarella, capitano dell'Argentina campione del mondo 1978, un difensore centrale atipico per l'epoca grazie alla sua prolifica vena realizzativa (oltre 175 gol in carriera, secondo difensore più goleador di sempre​). 

Passarella, arcigno in marcatura e fortissimo di testa, dimostrò come un centrale potesse contribuire anche in zona gol. Bobby Moore, Beckenbauer, Scirea, Baresi e compagnia hanno gettato le basi e alzato l'asticella per le generazioni future, ciascuno a modo suo.

Calcio moderno (anni 2000)

Con l'avvento del nuovo millennio e l'evoluzione dei moduli, il ruolo del difensore centrale ha visto aumentare ancora di più le richieste tecniche. 

In questo contesto, diversi campioni si sono elevati al rango di migliori al mondo, spesso ispirandosi ai grandi del passato ma aggiungendo atletismo e versatilità tipici del calcio moderno.

  • Paolo Maldini

Paolo Maldini rappresenta il ponte perfetto tra le ere: esordiente nel 1985 e ritiratosi nel 2009, è la sintesi del difensore perfetto. Pur iniziando come terzino sinistro di spinta, Maldini ha chiuso la carriera da formidabile difensore centrale, mettendo a frutto esperienza e senso della posizione eccezionali​

La sua longevità è quasi irripetibile: 902 presenze col Milan e 126 in nazionale in 25 stagioni​, corredate da 26 trofei con i rossoneri (7 Scudetti e 5 Champions League tra gli altri)​. 

Tecnica pulita, tackle chirurgici e un'infallibile lettura del gioco hanno fatto di Maldini un'icona globale. A 38 anni è stato il capitano più anziano ad alzare la Champions League (nel 2007) e ancora a 39 fu votato terzo nel Pallone d'Oro 2003, a testimonianza di uno status leggendario senza età.

  • Fabio Cannavaro e Alessandro Nesta

Accanto a Maldini, l'Italia dei primi anni 2000 vantava un'altra coppia di centrali fenomenale: Fabio Cannavaro e Alessandro Nesta

Cannavaro, più basso di statura ma dotato di uno stacco imperioso e tempra da gladiatore, toccò l'apice vincendo da capitano il Mondiale 2006 (Pallone d'Oro nello stesso anno). Il suo senso dell'anticipo e la tenacia nel duello uno-contro-uno gli valsero il soprannome di "Muro di Berlino" durante quei mondiali. In carriera ha collezionato 136 presenze in nazionale​ - secondo ogni epoca per l'Italia - e 695 presenze a livello di club​, dimostrandosi ovunque un leader. 

Nesta, dal canto suo, era eleganza pura applicata alla difesa: insuperabile nei tackle scivolati e pulito nelle uscite palla al piede, ha brillato con Lazio e Milan vincendo tutto (Mondiale 2006, 2 Champions, vari scudetti). Malgrado gli infortuni ne abbiano limitato la continuità, resta uno dei centrali tecnicamente più forti di sempre, venerato dagli attaccanti che ha annullato in carriera.

  • Puyol, Terry, Ferdinand e Thuram

In ambito internazionale, spiccano i nomi di Carles Puyol, Rio Ferdinand e John Terry, protagonisti degli anni 2000 nelle rispettive squadre. 

Puyol, capitano del Barcellona e pilastro della Spagna campione del mondo 2010, sopperiva a qualche limite tecnico con cuore, grinta e un carisma travolgente. La sua leadership silenziosa ma fermissima (celebre l'immagine in cui rimprovera i compagni di non infierire sull'avversario) e le giocate decisive - come il gol di testa in semifinale mondiale 2010 contro la Germania - lo rendono uno dei difensori più iconici del calcio moderno. 

Ferdinand e Terry hanno segnato un'epoca in Premier League: il primo, col Manchester United, abbinava fisico e classe nell'impostare, mentre il secondo, bandiera del Chelsea, era esempio di coraggio e gioco aereo dominante. 

Entrambi hanno vinto la Champions League (Terry nel 2012, Ferdinand nel 2008) e sono stati colonne delle rispettive nazionali, attestandosi tra i migliori difensori della loro generazione.

Tra fine 2000 e anni 2010, Lilian Thuram e Carlos Puyol meritano ulteriore menzione. Thuram, francese, è tutt'oggi il primatista di presenze della sua nazionale (142) e ha vinto Mondiale '98 ed Euro 2000 da protagonista, giocando sia da centrale che da terzino destro. 

La sua versatilità e intelligenza tattica ne hanno fatto una certezza in ogni reparto difensivo (indimenticabile la doppietta in semifinale '98 contro la Croazia, unica in carriera, simbolo di giocatore che si esalta nelle grandi occasioni). 

Puyol, come detto, ha incarnato i valori del Barça e della Spagna vincente: meno appariscente di altri, ma fondamentale per equilibrio e spirito di sacrificio.

Attivi ma già nella leggenda

Anche il calcio attuale annovera difensori centrali che, pur essendo ancora in attività, vengono già inseriti nelle discussioni sui più forti di sempre, grazie ai traguardi raggiunti e all'impatto sul gioco. 

Questi campioni stanno scrivendo la storia oggi, prolungando l'eccellenza difensiva nel nuovo decennio.

  • Sergio Ramos

Il primo nome è inevitabilmente quello di Sergio Ramos. L'ex capitano del Real Madrid e della Spagna (attualmente al PSG/Sevilla) vanta un palmarès ineguagliabile: 4 Champions League vinte da protagonista, campionati in serie, un Mondiale e due Europei con la nazionale. Ramos è il difensore più presente di sempre con la maglia della Spagna (180 presenze)​ e ha segnato oltre 100 gol in carriera - cifra incredibile per un difensore, frutto della sua abilità nei colpi di testa e nei rigori. 

La sua leadership combattiva e talvolta sopra le righe (detiene anche record di cartellini rossi, segno di aggressività agonistica) non oscura le sue doti tecniche: eccellente nel gioco aereo, coraggioso nei tackle e spesso decisivo nei momenti chiave (celebre il suo gol al 93' nella finale Champions 2014). 

A 37 anni suonati, Ramos è considerato già leggenda vivente: pochi difensori hanno inciso così tanto nelle vittorie di un club come lui col Real Madrid degli anni 2010.

  • Virgil van Dijk

Accanto a Ramos, un altro centrale contemporaneo di statura mondiale è Virgil van Dijk. L'olandese del Liverpool ha impiegato meno tempo per entrare nell'élite: esploso tardi, è però diventato il pilastro dei Reds campioni d'Europa 2019 e d'Inghilterra 2020. 

Dominante fisicamente (1,93 m di potenza e velocità), praticamente insuperabile nell'uno contro uno e preciso nei passaggi lunghi, Van Dijk è stato premiato come UEFA Player of the Year nel 2019 e si è classificato secondo al Pallone d'Oro di quello stesso anno (miglior piazzamento per un difensore dai tempi di Cannavaro) - indice di quanto il suo impatto sia stato riconosciuto a livello mondiale. 

Pur non avendo ancora il palmarès di altri (ha "solo" una Champions e una Premier, e manca un grande titolo con la nazionale olandese), per qualità intrinseche molti lo considerano uno dei difensori centrali più forti visti negli ultimi decenni.

  • Chiellini e Thiago Silva

Un discorso analogo vale per Giorgio Chiellini e Thiago Silva, veterani ancora in attività (sebbene Chiellini abbia da poco lasciato l'Europa per la MLS). 

Chiellini, colonna della Juventus per oltre 15 anni, è l'emblema del difensore vecchio stile nell'epoca moderna: marcatura asfissiante, gioco duro ma leale e una laurea in "economia difensiva" nel leggere le partite. Dopo 9 scudetti consecutivi con la Juve, ha coronato la carriera vincendo Euro 2020 da capitano dell'Italia, a 36 anni, risultando decisivo con esperienza e carisma. 

Thiago Silva, brasiliano classe '84, continua a giocare ad altissimo livello (Chelsea) mostrando classe cristallina: soprannominato "O Monstro" ai tempi del Milan per come dominava la difesa, ha mantenuto standard elevati anche a Parigi e Londra. La sua longevità - titolare in Champions League a 38 anni - e la bacheca ricca (Coppe in Francia, Champions col Chelsea nel 2021, Copa América col Brasile) lo collocano già tra i grandi del ruolo.

  • De Ligt e Ruben Dias

Infine, uno sguardo ai giovani che ambiscono un domani a sedere al tavolo dei mostri sacri: difensori come Matthijs de Ligt o Rubén Dias hanno mostrato talento precoce, ma la strada è ancora lunga per inserirli tra i più grandi. 

Nel presente, tuttavia, possiamo affermare che giocatori attivi come Ramos, Van Dijk, Chiellini o Thiago Silva hanno già guadagnato uno status leggendario, grazie a carriere stracolme di vittorie e prestazioni di altissimo profilo.

I più titolati, i più iconici, i più amati

Adesso esploriamo alcune curiosità sui difensori centrali che hanno primeggiato per titoli vinti, che sono diventati icone assolute e che sono ricordati con maggiore affetto dai tifosi. Spesso queste categorie si sovrappongono: un difensore vincente tende a diventare iconico, e l'amore dei tifosi è facilmente guadagnato con anni di trionfi e attaccamento alla maglia. Vediamo però qualche nome in particolare.

I centrali più vincenti

Per trofei conquistati in carriera spiccano Paolo Maldini e Sergio Ramos. Maldini, come detto, ha sollevato 5 Champions League (record condiviso a livello di club) e 7 Scudetti, per un totale di 26 titoli con il Milan​

Non ha vinto con la nazionale, ma ha disputato da protagonista due finali mondiali (1994) ed europee (2000). Sergio Ramos, dal canto suo, è tra i difensori più vincenti di sempre: 5 Liga spagnole, 2 Ligue 1 francesi, 4 Champions League, 1 Mondiale e 2 Europei - un bottino impressionante. Anche Carles Puyol e Gerard Piqué figurano tra i più titolati: entrambi con 3 Champions e numerosi titoli spagnoli, oltre al Mondiale 2010 e Euro 2012 con la Spagna. Franco Baresi ha meno successi internazionali (un Mondiale da riserva), ma in rossonero ha vinto 3 Coppe dei Campioni e 6 campionati, mentre Alessandro Costacurta - spesso in ombra rispetto a Maldini e Baresi - ne eguaglia i trofei europei (5 Champions come Paolo). Curiosamente, Fabio Cannavaro - pur essendo l'unico difensore ad aver vinto un Pallone d'Oro assieme a Beckenbauer e Sammer​ - a livello di club ha un palmarès minore: deve i suoi principali titoli alle 2 Liga vinte al Real Madrid, non avendo mai conquistato la Champions. Ciò dimostra che i trofei di squadra sono un indicatore importante ma non unico del valore individuale.

Di seguito una tabella comparativa dei trofei principali e riconoscimenti individuali di alcuni leggendari difensori centrali di diverse epoche:

Giocatore

Campionati Nazionali

Champions League (Coppe Campioni)

Titoli Internazionali (Nazionali)

Palloni d'Oro (vinti)

Franz Beckenbauer

5 Bundesliga

(4 Bayern, 1 HSV)​

3 (1974, 1975, 1976)

1 Mondiale (1974), 1 Europeo (1972)

2 (1972, 1976)​

Franco Baresi

6 Serie A​

3 (1989, 1990, 1994)​

1 Mondiale (1982)*

0 (2º posto 1989)

Paolo Maldini

7 Serie A​

5 (1989, 1990, 1994, 2003, 2007)​

0 (finalista Mondiale 1994, Euro 2000)

0 (3º posto 1994, 2003)

Fabio Cannavaro

2 Serie A**

2 Liga

0

1 Mondiale (2006)

1 (2006)​

Sergio Ramos

5 Liga

2 Ligue 1

4 (2014, 2016, 2017, 2018)

1 Mondiale (2010), 2 Europei (2008, 2012)

0 (Top 6 nel 2017)

Nota: Baresi fu Campione del Mondo nel 1982 come membro della rosa Italia, pur senza giocare in torneo. <br> Cannavaro: i due Scudetti 2005 e 2006 con la Juventus furono revocati; ha comunque vinto 2 campionati spagnoli col Real.

Come si evince, Beckenbauer e Ramos sono tra i difensori più decorati di sempre, così come Maldini (sul fronte club) e Cannavaro (unico con Pallone d'Oro e Mondiale vinto sul campo). Ma i trofei non raccontano tutta la storia.

I centrali più iconici

Alcuni difensori sono diventati vere icone, oltre i numeri, rappresentando valori o epoche. Basti pensare a Paolo Maldini, il cui nome è sinonimo di fedeltà a una maglia (25 anni solo nel Milan, la sua maglia numero 3 ritirata e poi indossata solo da suo figlio, in una dinastia unica nel calcio). Maldini è l'icona della difesa "made in Italy", rispettato universalmente per stile ed eleganza. 

Franz Beckenbauer è un'altra icona intramontabile: il soprannome "Kaiser" riecheggia ancora oggi quando si parla di difensori centrali dotati di carisma e classe. 

Carles Puyol, con i suoi capelli lunghi e la fascia al braccio, è stato il simbolo di un Barcellona leggendario: la foto di lui che solleva la Champions 2006 e 2009 resta nel cuore dei tifosi blaugrana. Inoltre, Puyol si distinse per un gesto iconico di fair play: nel 2011, dopo la vittoria in finale di Champions, cedette all'amico Eric Abidal (reduce da un tumore) l'onore di alzare la coppa per primo - un'immagine di leadership umile che definisce l'icona Puyol più di mille scivolate.

Altri difensori iconici includono Javier Zanetti (sebbene terzino) e Giacinto Facchetti, simboli rispettivamente di Inter e Inter anni '60-'70: capitani esemplari dentro e fuori dal campo, entrambi ricordati per la signorilità. 

Gaetano Scirea, menzionato prima, è un'icona di lealtà e correttezza tanto da aver dedicati a lui trofei di fair play. Bobby Moore rimane l'icona per eccellenza del calcio inglese: la foto di lui portato in trionfo a Wembley con la Coppa Jules Rimet al cielo nel '66 è probabilmente l'immagine più iconica di un difensore-campione.

I centrali più amati

Qui il fattore emotivo la fa da padrone. 

In Italia, Franco Baresi è adorato dai milanisti per la dedizione assoluta alla causa (celebre la sua frase: "Un capitano, c'è solo un capitano", a significare l'attaccamento alla fascia e al club). 

Allo stesso modo Giorgio Chiellini è stato amatissimo dai tifosi juventini per la sua grinta e onestà: il pubblico apprezza i giocatori "di sacrificio" e Chiellini, con il volto spesso sanguinante in battaglia, ne è stato l'emblema. 

All'estero, John Terry era idolatrato dai tifosi del Chelsea (nonostante le controversie extracampo) perché incarnava lo spirito Blues, mentre Mats Hummels e Carles Puyol sono stati amatissimi rispettivamente da tedeschi e catalani per la passione messa in campo.

Tra i difensori centrali, un esempio è Fernando Hierro del Real Madrid, che pur vincendo molto ha attraversato fasi difficili del club restando sempre leader e guadagnandosi l'affetto eterno del Bernabeu.

In definitiva, i difensori più amati sono quelli che, oltre a vincere, hanno mostrato un legame particolare con i tifosi: che sia per le lacrime versate dopo una sconfitta o per i mille gesti verso la curva, queste sono cose che entrano nel cuore. 

Maldini a Milano, Baresi in Italia, Puyol a Barcellona, Moore in Inghilterra - tutti accomunati da un rapporto speciale con il proprio pubblico, ben oltre le prestazioni.

Confronti tra generazioni

Il confronto tra generazioni di difensori centrali è un tema affascinante e complesso. Il calcio è cambiato enormemente tra l'epoca di Beckenbauer e quella di Van Dijk: preparazione atletica, schemi tattici, regolamenti (pensiamo alla regola del retropassaggio al portiere introdotta negli anni '90), tutto ciò rende arduo un paragone diretto. Tuttavia, analizzare le differenze può farci capire chi è stato davvero il numero uno e secondo quali criteri.

Dal punto di vista atletico, i difensori moderni sono in generale più veloci e fisicamente preparati. Un centrale odierno deve sapersi confrontare con attaccanti rapidissimi e con partite più frequenti (calendari fitti, competizioni internazionali annuali). Ciò ha portato ad aumentare la stazza media (Van Dijk è 1,93, Chiellini 1,87) rispetto ai campioni di un tempo (Baresi 1,76, perfino Beckenbauer era 1,81). Eppure, nonostante ciò, la longevità di alcuni fuoriclasse del passato regge il confronto: Maldini ha giocato fino a tarda età come oggi fanno Chiellini o Thiago Silva, e in termini di presenze totali alcuni record appartengono ancora alle leggende di ieri.

Ecco una tabella di confronto sulle presenze in carriera (club e nazionale) e anni di attività di alcuni difensori di epoche diverse:

Giocatore

Carriera (anni)

Presenze Club

Presenze Nazionale

Bobby Moore

1958-1978

~700 (544 con West Ham)​

108​

Franco Baresi

1977-1997

719 (Milan)​

81​

Paolo Maldini

1985-2009

902 (Milan)​

126​

Fabio Cannavaro

1992-2011

695 (totale)​

136​

Sergio Ramos

2004-oggi (2025)

~850 (Sevilla, Real, PSG)​

180​

Si nota che i difensori delle generazioni recenti tendono ad accumulare più presenze in nazionale - complice l'aumento di gare internazionali e qualificazioni: Ramos ha superato quota 180 presenze con la Spagna (record), mentre negli anni '60-'70 era raro andare oltre 100 (Moore si fermò a 108, Beckenbauer 103). 

In compenso, a livello di club Maldini detiene un record impressionante (902 gare ufficiali col Milan) che i contemporanei difficilmente eguaglieranno, anche a causa di maggior turn-over nelle rose moderne.

Sul piano delle abilità tecniche, è opinione diffusa che i grandi del passato non abbiano nulla da invidiare a quelli moderni: Beckenbauer oggi sarebbe probabilmente un regista difensivo sopraffino anche nell'era contemporanea, e Baresi, con i metodi di allenamento attuali, avrebbe potuto tranquillamente sopperire alla minore altezza con preparazione atletica e posizionamento (qualità che già possedeva al massimo livello). 

Al contempo, un Van Dijk o un Chiellini catapultati negli anni '80 avrebbero dominato fisicamente, ma avrebbero forse dovuto adattarsi a un gioco più lento ma più ruvido nei contrasti e alle marcature a uomo strette.

Allora, chi è stato davvero il numero uno? 

La risposta varia a seconda dei criteri. Per dominanza assoluta nella propria epoca, molti indicano Franz Beckenbauer: fu innovatore tattico e campione affermato, tanto da essere scelto nel 2020 nel Dream Team all-time del Pallone d'Oro come miglior difensore centrale (superando nelle preferenze altri miti come Baresi, Moore, Passarella e Cannavaro)​. 

Se consideriamo la costanza ai massimi livelli, Paolo Maldini è un candidato formidabile: pochi giocatori in generale possono vantare oltre 20 anni sempre al top in un club di prima fascia, con picchi di rendimento altissimi. 

Per palmarès internazionale, Sergio Ramos e Carles Puyol (entrambi con triplete Mondiale+Euro+Champions) potrebbero avanzare la candidatura, mentre per influenza storica Beckenbauer resta probabilmente il più impattante (ha ridefinito il ruolo del libero e vinto come giocatore e allenatore ai massimi livelli).

Alla fine, molto è soggettivo. C'è chi propende per il Kaiser Beckenbauer come miglior difensore centrale di sempre, e chi invece considera Maldini superiore per qualità difensive pure (ricordando che Maldini seppe eccellere in due ruoli, terzino e centrale). 

Qualcun altro ancora nominerà Franco Baresi, definito scherzosamente "marziano" persino da colleghi posteri (una citazione lo descrive come "il più grande tra gli esseri umani, perché poi c'era un marziano chiamato Baresi").

Quel che è certo, è che ogni generazione ispira la successiva. 

I vari Nesta, Cannavaro, Thiago Silva sono cresciuti studiando le movenze di Scirea, Baresi, Maldini; a loro volta oggi i giovani difensori guardano ai video di Ramos o Van Dijk cercando di carpirne i segreti. Il numero uno assoluto forse non esiste - o meglio, esiste nel cuore di ogni tifoso a seconda delle proprie emozioni e ricordi. Il bello del calcio è anche questo: poter discutere ore se fosse più forte Beckenbauer o Maldini, sapendo che non ci sarà mai una risposta definitiva ma solo la celebrazione di grandissimi campioni. 

E intanto, il ruolo del difensore centrale continua a evolversi, in attesa della prossima leggenda che un giorno entrerà in questa illustre classifica.

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