Un segnale di lieve ripresa che però non riporta il campionato italiano ai livelli economici dei primi anni Duemila. Oggi la Serie A non può più competere con la Premier League sul piano salariale e si è progressivamente trasformata in un campionato più sostenibile, meno incline agli eccessi contrattuali ma anche meno attrattivo per i top player nel pieno della carriera.
La nuova gerarchia interna lo dimostra: non è più la Juventus a guidare la classifica del monte ingaggi, ma l'Inter, seguita da Juventus e Napoli.
Stipendi Serie A 2025/26: l'elenco completo
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Giocatore |
Squadra |
Stipendio lordo annuo in mln € |
|---|---|---|
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Dusan Vlahovic |
Juventus |
12 |
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Lautaro Martinez |
Inter |
9 |
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Rasmus Hojlund |
Napoli |
9 |
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Paulo Dybala |
Roma |
7 |
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Nicolò Barella |
Inter |
6,5 |
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Kevin De Bruyne |
Napoli |
6 |
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Jonathan David |
Juventus |
6 |
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Hakan Calhanoglu |
Inter |
6 |
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Romelu Lukaku |
Napoli |
6 |
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Marcus Thuram |
Inter |
6 |
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Alessandro Bastoni |
Inter |
5,5 |
|
Bremer |
Juventus |
5 |
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Christopher Nkunku |
Milan |
5 |
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Rafael Leao |
Milan |
5 |
Il giocatore più pagato della Serie A resta Dusan Vlahovic con 12 milioni lordi annui. Alle sue spalle Lautaro Martínez e Rasmus Hojlund con 9 milioni.
Complessivamente, i dieci calciatori più pagati percepiscono 63 milioni netti, che diventano oltre 122 milioni lordi considerando il regime fiscale applicato, con Romelu Lukaku unico ancora beneficiario del Decreto Crescita prima della sua abolizione.
L'analisi degli stipendi di Serie A
La distribuzione del monte ingaggi conferma una forte polarizzazione tra le prime cinque e il resto del campionato.
Monte ingaggi per club (mln € lordi):
- Inter: 140
- Juventus: 126
- Napoli: 111
- Roma: 109
- Milan: 95
- Lazio: 77
- Atalanta: 60
- Fiorentina: 60
- Torino: 51
- Bologna: 45
- Como: 45
- Sassuolo: 39
- Cremonese: 34
- Genoa: 30
- Cagliari: 28
- Verona: 27
- Parma: 26
- Udinese: 25
- Lecce: 20
- Pisa: 20
La media per club si aggira intorno ai 55-60 milioni annui. Solo cinque squadre superano nettamente questa soglia, mentre oltre metà del campionato si colloca sotto i 40 milioni.
L'Inter guida la classifica con 140 milioni lordi, seguita dalla Juventus (126) e dal Napoli (111). Il Milan resta sotto la soglia dei 100 milioni, mentre Lazio e Atalanta mantengono una struttura salariale più sostenibile.
Spicca il caso del Como, già allineato al Bologna, così come quello delle neopromosse Sassuolo e Cremonese, che spendono più di club storici come Genoa, Cagliari e Verona.
Il confronto europeo
Il dato più significativo emerge però se si allarga lo sguardo all'Europa.
La Premier League supera i 3 miliardi di euro complessivi in stipendi, con singoli club che superano abbondantemente i 200-250 milioni annui. In Champions League, i numeri evidenziano ulteriormente il divario: il Real Madrid, trascinato dallo stipendio lordo da 31,3 milioni di Mbappé, dispone di un monte ingaggi capace di oscurare molte big inglesi. Il Manchester City, che in rosa ha Haaland (31,7 milioni lordi), rappresenta un altro esempio di potenza salariale.
Tra le italiane impegnate in Champions League 2025/26, tre su quattro rientrano nella top 15 europea per monte ingaggi:
- Inter undicesima con 140 milioni
- Juventus tredicesima con 126 milioni
- Napoli quindicesimo con 111 milioni
Più staccata l'Atalanta, ventitré esima con 59 milioni, dietro anche al Monaco (64 milioni). Il quadro evidenzia come la Serie A resti competitiva sul piano sportivo, ma non più su quello finanziario rispetto alle grandi potenze europee.
Evoluzione degli stipendi: il cambiamento degli ultimi anni
Negli ultimi anni la Serie A ha intrapreso un percorso di razionalizzazione dei costi. Dopo la fase di contratti pesanti e poco sostenibili, i club hanno progressivamente ridotto l'esposizione salariale, anche grazie a politiche di contenimento e alla valorizzazione dei giovani.
L'aumento del 3,8% registrato nel 2025/26 rappresenta una crescita moderata e controllata, lontana dalle dinamiche inflattive viste in Premier League.
L'abolizione del Decreto Crescita ha inoltre inciso sulle strategie future, riducendo il vantaggio fiscale che aveva favorito l'arrivo di alcuni top player stranieri.
Oggi la Serie A si presenta come un campionato più equilibrato finanziariamente, meno dipendente da contratti fuori scala e maggiormente orientato alla sostenibilità. Una scelta quasi obbligata, che garantisce stabilità economica ma sancisce anche un gap strutturale rispetto ai colossi del calcio europeo.