Due variabili che ridisegnano completamente il perimetro economico del club e che rendono questa sessione di mercato la più complessa -- e potenzialmente la più ambiziosa -- dell'era Friedkin.
Quanto può spendere la Roma nel mercato estivo
Con la chiusura del bilancio al 30 giugno, la Roma si presenta all'estate 2026 con un budget stimato intorno ai 100 milioni di euro da destinare al mercato in entrata. Una cifra che però va letta con attenzione: non si tratta di liquidità libera, ma di un tetto condizionato dall'esito delle cessioni, dall'andamento del Settlement Agreement con la UEFA e dalla nuova voce che entra per la prima volta in modo strutturale nel quadro economico giallorosso, ovvero la Champions League.
Ryan Friedkin ha costruito il progetto attorno a Gasperini, trasformandolo nell'epicentro operativo del club, con una visione precisa: vincere con i conti in ordine, senza uscire dai binari della sostenibilità imposta dall'UEFA e voluta dalla proprietà stessa. Il budget reale, dunque, non è un numero fisso ma una variabile che dipende da più leve: cessioni, plusvalenze, risparmio sugli ingaggi e proventi europei.
Da cosa dipende il budget di mercato del club
La struttura finanziaria della Roma ruota attorno a tre assi. Il primo è il Settlement Agreement UEFA, che impone al club di realizzare tra i 50 e i 60 milioni di plusvalenze tramite il calciomercato entro la scadenza fissata -- ora prorogata al 30 luglio 2026 grazie alla flessibilità concessa dalla UEFA in ragione dei Mondiali in corso negli Stati Uniti.
Il secondo asse è la Champions League. La sola qualificazione alla fase campionato vale circa 45 milioni di euro per la Roma, senza considerare i proventi aggiuntivi legati ai risultati nelle fasi successive. Si tratta di un cambio di paradigma rispetto alle ultime stagioni, che fa aumentare il valore dei giallorossi anche nelle quote Serie A: dal 2020, anno dello sbarco dei Friedkin nella Capitale, il club ha accumulato perdite per 642 milioni, in un trend comunque in miglioramento -- da -185 milioni nel 2020-21 a -54 milioni nel 2024-25 -- e in nessuna di queste stagioni la Roma aveva disputato la Champions.
Il terzo asse è strutturale: il settlement impone che il club rispetti il limite massimo del 70% del fatturato destinato a stipendi, costi di mercato e commissioni agli agenti. Qualunque investimento in entrata deve quindi tener conto del peso che ogni nuovo ingaggio produce sul rapporto costo-ricavi.
Le cessioni che possono aumentare il budget
Le uscite sono il nodo centrale dell'estate romanista. La Roma dovrà generare plusvalenze intorno ai 40 milioni di euro entro il 30 luglio per soddisfare i requisiti del Settlement Agreement e sfruttare la proroga concessa dalla UEFA.
I profili su cui il club punta per fare cassa sono diversi. Per Soulé, la richiesta della Roma resta di almeno 40 milioni di euro, una cifra che finora nessun club ha deciso di mettere sul tavolo. Per Koné, invece, la valutazione è ancora più alta: servirà un'offerta compresa tra 50 e 60 milioni di euro per convincere il club giallorosso a prendere in considerazione una cessione. La strategia di D'Amico, tuttavia, è chiara: nessuna svendita. Il direttore sportivo sta cercando di accelerare anche sulle uscite dei giocatori meno impiegati e dei giovani del vivaio, tra cui Mattia Mannini e Luigi Cherubini.
Sul fronte degli attaccanti, la situazione più delicata riguarda Artem Dovbyk. L'ucraino non è mai entrato nelle grazie di Gasperini e il club lo valuta circa 25 milioni di euro per una cessione a titolo definitivo. Prima della scadenza del 30 giugno, il Real Betis aveva sondato il terreno senza però affondare il colpo. Nelle ultime ore si è aggiunto il Genoa di Daniele De Rossi, che lo aveva già voluto nella Capitale e ora sta provando a convincerlo a seguirlo in Liguria con la formula del prestito -- soluzione che però non convince la Roma, orientata a monetizzare dalla cessione definitiva per reinvestire sul mercato in entrata. Il dossier Dovbyk resta aperto e nelle prossime settimane potrebbe essere decisivo per determinare il reale margine di manovra offensivo del club.
La situazione dei prestiti: possono aumentare il budget?
I capitolini hanno già messo a segno alcune operazioni con Saud, Romano, Baldanzi e Sangaré, che però non sono state sufficienti per sistemare il bilancio e rispettare il Settlement Agreement entro la scadenza originaria del 30 giugno. I riscatti esercitati da altri club su giocatori in prestito contribuiscono tecnicamente alle plusvalenze, ma solo se il valore residuo del cartellino nei libri contabili è inferiore al prezzo di cessione. In questa finestra, il loro contributo all'obiettivo UEFA è marginale rispetto all'impatto potenziale delle grandi cessioni.
La proroga al 30 luglio, però, riguarda esclusivamente le plusvalenze: gli acquisti effettuati in luglio non rientrano nel computo delle spese del bilancio corrente, ma finiscono nel bilancio della stagione 2026-27. Questo significa che più ci si avvicina all'obiettivo, più la sanzione eventuale -- da scontare nel 2027-28 -- sarà ridotta.
Quanto pesa il monte ingaggi sulla strategia di mercato
Il monte ingaggi è la variabile che condiziona più di ogni altra la reale libertà operativa del club. La squad cost rule UEFA impone che il totale dei costi per stipendi, trasferimenti e commissioni non superi il 70% del fatturato complessivo. Con la Champions, il denominatore cresce in modo significativo, allargando il margine disponibile.
La qualificazione di Roma e Como alla Champions League 2026-2027, a discapito di Milan e Juventus, sposta una torta finanziaria stimata in oltre 150 milioni di euro complessivi, riscrivendo gli equilibri economici del calcio italiano. Per la Roma questo significa poter sostenere un monte ingaggi più elevato senza sforare i paletti UEFA, ma anche che ogni nuovo acquisto di peso deve essere accompagnato da un corrispondente alleggerimento delle uscite salariali, pena lo sforamento del rapporto costo-fatturato.
Saldo acquisti-cessioni: che mercato può fare la Roma
Il margine di manovra reale della Roma dipende quindi dall'equazione tra entrate generate dalle cessioni e quanto la proprietà è disposta a investire direttamente. Assemblando la cifra disponibile, si stimano 60 milioni dai premi UEFA, almeno 30 di finanziamento diretto della proprietà e altri 60 determinati dalle partenze dei calciatori.
In questo scenario, il saldo netto acquisti-cessioni sarà il vero termometro della sessione. Se la Roma riuscirà a cedere Soulé o Koné alle valutazioni richieste, il budget effettivo per il mercato in entrata potrebbe superare i 100 milioni. Se le trattative si arenassero, la cifra scenderebbe e la priorità tornerebbe ad essere quella di contenere le sanzioni UEFA più che costruire la rosa, con un impatto anche sul ruolo della Roma nella prossima Serie A.
Grande colpo possibile? Gli scenari economici
Secondo i programmi della società, il club avrebbe a disposizione risorse che, dopo la chiusura dell'esercizio finanziario, potranno essere destinate esclusivamente alla costruzione della nuova Roma. Il nome più caldo è quello di Mason Greenwood, già sul taccuino di Gasperini da settimane, con un'offerta da circa 45 milioni pronta per il Marsiglia. Ma un investimento di quella portata richiede che almeno una delle grandi cessioni vada in porto prima.
Gli scenari economici sono quindi due. Nel primo, la Roma chiude Soulé o Koné entro luglio, genera le plusvalenze necessarie per soddisfare l'UEFA, e libera il budget pieno per due o tre acquisti di livello Champions. Nel secondo, le trattative si trascinano, il club incassa una sanzione UEFA ridotta grazie alla proroga e opera sul mercato con risorse più limitate, privilegiando operazioni a parametro zero o prestiti con diritto di riscatto.
La Champions è la variabile che può cambiare tutto: il trend delle perdite è in miglioramento costante, e per la prima volta da quando i Friedkin sono a Roma i ricavi europei saranno quelli della competizione più remunerativa del continente.