Sono questi i due fili conduttori che orientano il mercato viola: da un lato la necessità di voltare pagina dopo un'annata chiusa a un passo dalla retrocessione e senza qualificazione europea, dall'altro l'esigenza di rientrare nei parametri economici, resa ancora più urgente da una recente sanzione UEFA per il mancato rispetto del Fair Play Finanziario.
Quanto può spendere la Fiorentina nel mercato estivo
A differenza di altre big italiane che quest'estate possono contare su tesoretti generati da maxi cessioni, la Fiorentina si muove partendo da un presupposto diverso: quello del risanamento. Il club ha chiuso l'ultimo bilancio in perdita e ha davanti a sé una stagione priva dei ricavi europei, il che riduce sensibilmente il margine di spesa. Eppure, nelle prime settimane di mercato la dirigenza ha scelto un approccio tutt'altro che attendista, investendo con decisione fin da subito.
Il nuovo corso è affidato a un binomio inedito: Fabio Grosso in panchina, chiamato a rilanciare una squadra reduce da una delle peggiori annate degli ultimi vent'anni, e Fabio Paratici come nuovo uomo mercato, arrivato per ridisegnare la strategia sportiva del club. La loro filosofia è chiara: investire su profili giovani, di talento e con ingaggi sostenibili, capaci di crescere nel tempo e di trasformarsi in futuro in plusvalenze. Un modello che punta alla competitività senza sacrificare la sostenibilità, in un momento in cui i conti impongono prudenza.
Da cosa dipende il budget di mercato del club
L'impianto economico della Fiorentina poggia su tre pilastri. Il primo è la necessità di ridurre i costi: il monte ingaggi della scorsa stagione ha superato i 60 milioni di euro lordi per i soli calciatori, il settimo più alto della Serie A, con un costo del personale complessivo salito intorno ai 110 milioni. Un peso diventato insostenibile per una squadra che non parteciperà alle coppe e che, di conseguenza, non ha bisogno di una rosa così ampia.
Il secondo pilastro è, in negativo, l'assenza dall'Europa. Dopo quattro anni consecutivi in Conference League, con due finali raggiunte, la Fiorentina non si è qualificata a nessuna competizione continentale: un mancato introito che pesa sui ricavi, considerando che nell'ultima stagione la sola partecipazione alle coppe aveva portato in dote circa 15 milioni. Un buco che il club dovrà colmare lavorando sulle altre voci di ricavo e, soprattutto, sulle cessioni.
Il terzo pilastro è quello dei vincoli finanziari. La società ha da poco ricevuto una sanzione dalla UEFA per aver violato il regolamento del Fair Play Finanziario legato ai ricavi, un richiamo che impone ancora più attenzione al rapporto tra costi e entrate. Ogni operazione, quindi, deve tenere conto non solo della qualità tecnica del giocatore, ma anche del suo impatto sul quadro economico complessivo del club.
Le cessioni che aumentano il budget
Sul fronte delle uscite, la strategia di Paratici si distingue per una scelta di metodo: costruire prima l'ossatura della squadra e rinviare le cessioni alle settimane successive, quando la base tecnica sarà definita. Una linea che ribalta l'approccio tradizionale, ma che risponde a una logica precisa: non svendere sotto pressione e valutare le offerte con calma, senza compromettere il progetto affidato a Grosso.
In questo scenario, nessun giocatore è considerato realmente incedibile. I nomi destinati a fare cassa, o quantomeno ad alleggerire il monte ingaggi, sono soprattutto quelli dei giocatori di valore ma dagli stipendi elevati: Dodô, Gosens, Gudmundsson e persino De Gea, il cui ingaggio da oltre cinque milioni lordi rappresenta una delle voci più pesanti del bilancio. A questi si aggiungono gli esuberi, a partire da Lucas Beltran, la cui cessione consentirebbe un risparmio immediato. Un lavoro di sfoltimento complesso, che potrebbe costringere il club ad accettare anche qualche minusvalenza pur di liberare spazio salariale.
La situazione dei prestiti e dei giovani
Il patrimonio su cui la Fiorentina intende ricostruire passa anche dalla valorizzazione dei giovani e da una gestione oculata dei prestiti. La società ha già dovuto fare i conti con i riscatti obbligatori di Fabbian e Brescianini, operazioni che hanno impegnato risorse importanti e che imporranno valutazioni attente in ritiro. Al tempo stesso, Paratici ha impostato il mercato puntando su profili funzionali e a costo di gestione contenuto, veri e propri investimenti in prospettiva.
L'arrivo di Viery, pagato una cifra significativa per il cartellino ma con un ingaggio intorno agli 800 mila euro, è il manifesto di questa strategia: talento, margini di crescita e stipendio sostenibile. Sulla stessa linea si inseriscono i colpi in entrata già impostati e i tanti giovani seguiti dallo scouting viola, pensati non solo per rinforzare la rosa di Grosso ma anche per generare, in futuro, valore da rivendita. Una filosofia che il nuovo dirigente ha già sperimentato con successo altrove.
Quanto pesa il monte ingaggi sulla strategia di mercato
Se c'è una variabile che condiziona ogni mossa della Fiorentina, è proprio il monte ingaggi. La riduzione dei costi salariali, secondo molte indiscrezioni una richiesta arrivata direttamente dalla proprietà, è la vera priorità di Paratici. Senza le coppe, i ricavi si abbassano e il rapporto tra stipendi e fatturato diventa più delicato, soprattutto alla luce della sanzione UEFA appena incassata.
Il lavoro di alleggerimento è già cominciato nei mesi scorsi, con alcune risoluzioni contrattuali e cessioni mirate che hanno liberato spazio a bilancio. Ma la parte più difficile deve ancora arrivare: per abbattere davvero il costo del personale, la dirigenza dovrà intervenire sui contratti più pesanti, con il rischio di dover accettare condizioni economiche non ideali sui cartellini pur di sfoltire la rosa. È la conseguenza di anni di investimenti importanti non sempre ripagati dai risultati sul campo, un'eredità che Paratici è ora chiamato a riequilibrare.
Saldo acquisti-cessioni: che mercato può fare la Fiorentina
Il vero indicatore della sessione sarà il saldo tra quanto speso e quanto incassato. E qui emerge il tratto distintivo della gestione Paratici: al 4 luglio la Fiorentina aveva già investito circa 40 milioni di euro, una cifra destinata a crescere, pur non avendo ancora avviato le cessioni pesanti. Un approccio aggressivo che punta a consegnare a Grosso una squadra competitiva fin dal primo giorno di ritiro.
I primi colpi confermano la direzione: dopo l'arrivo di Viery è stato chiuso quello del difensore Radu Dragusin, prelevato dal Tottenham con la formula del prestito oneroso e obbligo di riscatto, per un esborso complessivo intorno ai 19 milioni. Sul taccuino restano poi il centrocampista Kristian Thorstvedt del Sassuolo e l'esterno Luca Koleosho, individuato da Grosso come rinforzo ideale per la corsia, oltre a diversi profili per le fasce, dove sono attesi altri innesti. Il grosso delle uscite, invece, si concretizzerà nelle settimane successive, quando la squadra avrà preso forma.
Grande colpo possibile? Gli scenari economici
Il dossier più caldo dell'estate viola porta il nome di Moise Kean. Sull'attaccante grava una clausola rescissoria da 62 milioni di euro, valida però soltanto fino al 15 luglio e sia per l'Italia sia per l'estero: una cifra che, dopo una stagione chiusa a quota nove gol contro i venticinque dell'annata precedente, appare fuori mercato e che quindi lascia il club relativamente sereno. La volontà dichiarata di Paratici e Grosso è quella di ripartire proprio dal centravanti azzurro, anche se la dirigenza ha ammesso di non essere del tutto padrona del proprio destino di fronte a offerte importanti. Come piano alternativo, in caso di partenza, il club ha già individuato profili come l'argentino Mateo Pellegrino del Parma.
Gli scenari economici sono sostanzialmente due. Nel primo, la Fiorentina riesce a trattenere Kean e i suoi pezzi pregiati, completa la rosa con gli innesti mirati voluti da Grosso e affronta la stagione con un organico rinnovato ma competitivo, scommettendo sul rilancio dopo un'annata negativa. Nel secondo, le esigenze di bilancio e la sanzione UEFA impongono sacrifici anche importanti, con la cessione di uno o più big per rientrare nei parametri e finanziare il resto del mercato in entrata.
La mancata Europa e i vincoli finanziari pesano, ma il progetto viola guarda oltre la singola stagione: l'obiettivo dichiarato dalla nuova dirigenza è ricostruire un club solido e sostenibile nel tempo, capace di tornare stabilmente protagonista. Con la coppia Grosso-Paratici, la Fiorentina prova a trasformare un'estate di risanamento nel punto di partenza di un nuovo ciclo, che gli appassionati potranno seguire da subito anche attraverso le quote Serie A del prossimo campionato.