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Ha senso giocare partite con quote intorno a 1.08 o 1.11?

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Ha senso giocare partite con quote intorno a 1.08 o 1.11?

La risposta più corretta è: dipende dal metodo utilizzato.

La risposta più corretta è: dipende dal metodo utilizzato.

Una quota non può essere valutata isolatamente. Bisogna sapere perché si entra sul mercato, quale profitto si vuole ottenere, quando si intende uscire e quanto si è disposti a perdere se l'operazione prende una direzione diversa da quella prevista.

Se non si ha un metodo, infatti, si gioca a caso. E una quota molto bassa può creare una pericolosa illusione di sicurezza.

Quota bassa non significa vincita sicura

Quote come 1.08 o 1.11 indicano che il mercato considera un determinato esito estremamente probabile. Non significa, però, che quell'esito sia certo né che la giocata sia automaticamente conveniente.

Con una puntata di 100 euro:

  • a quota 1.08, il profitto lordo è di appena 8 euro;
  • a quota 1.11, il profitto lordo è di 11 euro.

A quota 1.08 basta una sola giocata persa per cancellare il profitto prodotto da dodici vittorie e mezza. A quota 1.11, una perdita annulla poco più di nove vincite. E questo senza considerare la commissione dell'Exchange.

Per andare almeno in pareggio nel lungo periodo, bisognerebbe vincere oltre il 92,5% delle operazioni effettuate a quota 1.08 e più del 90% di quelle giocate a 1.11. È una percentuale altissima, che lascia pochissimo spazio agli errori.

Inoltre, l'esperienza insegna che spesso sono proprio le quote considerate "impossibili da perdere" a provocare i danni maggiori. Una quota bassa descrive la valutazione del mercato in quel momento, non offre alcuna garanzia sul risultato finale.

Il rapporto tra rischio e profitto

Il problema principale delle quote molto basse è lo squilibrio tra ciò che si rischia e ciò che si può guadagnare.

Si espone una parte importante della cassa per ottenere un profitto molto contenuto. Se l'operazione riesce, il capitale cresce di poco; se fallisce, la perdita può cancellare i risultati di numerose operazioni precedenti.

Per questo motivo non basta domandarsi: "Quanto è probabile che questa squadra vinca?". Bisogna chiedersi anche:

  • Quanto rischio per ottenere questo profitto?
  • Quante operazioni vincenti servirebbero per recuperare una perdita?
  • Ho previsto un punto di uscita?
  • La quota mi offre un reale margine di manovra?
  • L'operazione è coerente con il mio metodo?

Una giocata può essere molto probabile e, nello stesso tempo, poco conveniente.

Il limite dello scalping

Questo squilibrio rappresenta anche uno dei principali difetti dello scalping applicato all'Exchange.

Lo scalping punta generalmente a ottenere tanti profitti molto piccoli sfruttando movimenti minimi della quota. Il problema è che basta un movimento improvviso nella direzione opposta, oppure un'uscita eseguita male, per perdere quanto era stato guadagnato attraverso numerose operazioni precedenti.

Si raccolgono tanti piccoli risultati positivi, ma si rimane esposti al rischio che un solo episodio produca un danno molto più grande. Non è necessariamente una tecnica sbagliata, ma richiede grande disciplina, velocità, liquidità e una gestione rigorosa delle perdite.

Per questo preferisco adottare quello che ho battezzato "trading veloce".

Il trading veloce e il metodo QSC

Il trading veloce non cerca di accumulare profitti minuscoli attraverso un numero elevato di operazioni. L'obiettivo è individuare una situazione favorevole, entrare a una quota che possieda ancora un buon margine di movimento e uscire quando il mercato si è spostato nella direzione prevista.

È un'impostazione perfettamente coerente con il mio metodo QSC, che prevede normalmente un obiettivo minimo di profitto compreso tra il 20% e il 50%. In circa il 10% delle partite, quando le condizioni lo permettono, si può provare a ottenere anche un risultato superiore al 50%.

Naturalmente non significa che ogni operazione produrrà quel profitto. Significa che la partita viene selezionata e gestita con un obiettivo preciso, evitando di rischiare molto per guadagnare pochissimo.

Il punto fondamentale è proprio questo: prima si stabilisce il metodo, poi si sceglie la quota. Non bisogna partire dalla quota bassa e costruirle intorno una giustificazione.

Uno dei grandi vantaggi dell'Exchange: uscire prima

Uno dei principali punti di forza dell'Exchange è la possibilità di chiudere anticipatamente una posizione. Se si entra già a una quota molto bassa, però, questo vantaggio viene sfruttato solo in minima parte.

Prendiamo un esempio semplice. Se entro a quota 1.50 e il mercato si muove fino a 1.20, posso chiudere la posizione e trasformare il movimento della quota in un profitto, senza dover necessariamente attendere il risultato finale della partita.

Con una puntata di 100 euro a quota 1.50 e una corretta chiusura della posizione a quota 1.20, è possibile ottenere un profitto lordo di circa 25 euro su ogni esito.

Se invece entro a quota 1.15 e tengo aperta la giocata fino alla fine, rischio 100 euro per guadagnarne appena 15. In questo secondo caso non sto realmente sfruttando la caratteristica più interessante dell'Exchange: sto semplicemente aspettando che l'esito si verifichi.

Per questo, in linea generale, considero più interessante entrare a 1.50 e uscire a 1.20 rispetto a entrare direttamente a 1.15 e restare esposti per tutta la partita.

Quindi, ha senso giocare a 1.08 o 1.11?

Può avere senso soltanto se l'operazione fa parte di un metodo preciso e se la probabilità reale dell'esito è superiore a quella rappresentata dalla quota. Ma, nella maggior parte dei casi, il rapporto tra rischio, profitto e possibilità di uscita è poco favorevole.

Le quote basse non devono essere escluse per principio, ma nemmeno considerate facili o sicure.