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Arbitraggio live tra bookmaker tradizionale ed exchange: funziona o no?

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Arbitraggio live tra bookmaker tradizionale ed exchange: funziona o no?

Tra le strategie che ogni tanto vedo proporre nel mondo delle scommesse live c'è quella dell'arbitraggio tra bookmaker tradizionale ed exchange.

Il ragionamento sarebbe questo: si punta su un bookmaker classico e poi si banca la stessa selezione su un exchange, cercando di ottenere una posizione favorevole.

Una strategia complicata che permetterenne di trasformare una differenza di quota in un profitto.

Ma è davvero così?

Personalmente ho molti dubbi.

E parlo sulla base della mia esperienza ultraventennale nel mondo delle scommesse e del trading sportivo. In questi anni ho visto tante strategie presentate come vincenti, ma quando si passa dalla teoria alla pratica emergono quasi sempre problemi concreti: quote che non si trovano, liquidità che manca, commissioni sottovalutate, mercati live sospesi e margini molto più piccoli di quanto sembrino.

Il punto non è dire che una situazione favorevole non possa mai esistere. Il punto è capire se questa strategia sia davvero applicabile con continuità, con costi sotto controllo e con un rischio operativo accettabile.

Dalla mia esperienza, è proprio qui che iniziano i problemi.

Il problema delle quote

Partiamo dall'esempio più classico.

Punto una selezione su un bookmaker tradizionale a quota 3.00 e poi provo a bancarla sull'exchange a quota 2.80.

Sulla carta sembra una situazione favorevole: punto più alto e banco più basso.

Il problema è che bisogna chiedersi se questa situazione si trovi davvero nello stesso momento.

Nella mia esperienza è molto difficile, se non impossibile. Almeno se parliamo dello stesso momento.

Le quote exchange sono più alte rispetto a quelle dei bookmaker tradizionali. Quindi la normalità è  trovare una quota più bassa sul bookmaker classico e una quota più alta sull'exchange: questo però è esattamente l'opposto di quello che richiede questa strategia.

La situazione opposta può anche capitare, ma non la considero una base solida per costruire una strategia continuativa. Può capitare o per un errore temporaneo del bookmaker tradizionale, molto raro, o perché si decide di agire in un due momenti differenti, ma a quel punto si perde il concetto di arbitraggio nello stesso momento.

Una cosa è il caso isolato. Un'altra è il metodo.

Teoria e mercato reale non sono la stessa cosa

Molte strategie sembrano funzionare quando vengono spiegate con numeri teorici.

Quota 3.00 da una parte. Quota 2.80 dall'altra. Importo calcolato. Profitto teorico.

Tutto sembra pulito.

Ma non si vince con la sola teoria, si vince con i risultati sul campo.

Le quote cambiano continuamente. Un attacco pericoloso, un corner, un cartellino, una sostituzione o semplicemente il passare del tempo possono modificare il mercato in pochi secondi.

In più, i mercati possono essere sospesi proprio nei momenti decisivi.

Questo significa che la quota che vedevo un istante prima potrebbe non essere più disponibile quando provo realmente a eseguire l'operazione.

Per questo non basta che il calcolo funzioni in teoria. Bisogna vedere se regge nella pratica, con velocità, liquidità, sospensioni, commissioni e pressione operativa.

Se avviene in due momenti diversi, è trading sportivo

C'è poi un punto fondamentale.

Se punto Under 1,5 a quota 3.00 e poi, dopo qualche minuto, banco lo stesso Under 1,5 a quota 2.80, non sto sfruttando una differenza immediata tra bookmaker tradizionale ed exchange.

Sto facendo trading sportivo.

L'arbitraggio presuppone che la condizione favorevole esista nello stesso momento. Se invece entro prima e aspetto che la quota si muova, sto assumendo un rischio di mercato.

Magari la quota scende e riesco a bancare più basso.

Ma può anche non scendere. Può salire. Può esserci un gol. Può mancare liquidità. Può essere sospeso il mercato.

Quindi non è più una vincita matematica. È una previsione sul movimento della quota.

E quando c'è una previsione, c'è sempre anche il rischio che sia sbagliata.

Questo, secondo me, è uno degli equivoci principali: alcune operazioni vengono presentate come arbitraggio, ma nella pratica sono operazioni di trading sportivo mascherate da arbitraggio.

Se è trading sportivo, meglio farlo sull'exchange

Se l'operazione reale è questa:

  • entro a quota 3.00;
  • spero che la quota scenda;
  • esco a quota 2.80;

allora la domanda diventa naturale: perché usare due piattaforme diverse?

Se devo puntare e poi bancare lo stesso mercato, personalmente trovo molto più logico farlo direttamente sull'exchange.

L'exchange nasce proprio per questo. Posso puntare, posso bancare, posso gestire la posizione e posso eventualmente chiudere tutto dentro un unico ambiente.

Usare un bookmaker tradizionale per aprire e un exchange per chiudere complica l'operazione.

Nel live la semplicità operativa non è un dettaglio. È parte della strategia.

Meno passaggi devo fare, meno errori posso commettere.

Due siti aumentano il rischio operativo

Operare su due siti diversi sembra banale solo a chi non ha mai lavorato davvero in live.

Nella pratica significa avere due conti, due saldi, due piattaforme, due interfacce, due tempi di aggiornamento e due livelli di liquidità.

Immaginiamo una partita di calcio.

Vedo una quota interessante sul bookmaker ed entro. Poi devo andare sull'exchange, cercare lo stesso mercato, impostare la bancata, controllare la liquidità, calcolare la responsabilità, verificare la quota e confermare.

Nel frattempo possono passare pochi secondi, ma nel live pochi secondi possono essere tantissimi.

La quota può cambiare. La liquidità può sparire. Il mercato può essere sospeso. Un episodio della partita può modificare tutto.

Quindi il problema non è solo matematico. È soprattutto operativo.

Liquidità e commissione cambiano i conti

Un altro punto spesso sottovalutato è la liquidità.

Vedere una quota sull'exchange non significa poterci bancare tutto l'importo che voglio.

Magari a quota 2.80 c'è poca liquidità. Magari riesco a bancare solo una parte. Magari per completare l'operazione devo accettare quote peggiori.

E se il vantaggio teorico era piccolo, basta poco per farlo sparire.

Poi c'è la commissione.

Quando si punta e si banca all'interno dello stesso exchange sullo stesso mercato, la commissione viene calcolata sull'eventuale vincita netta.

Quando invece punto su un bookmaker tradizionale e banco sull'exchange, sto separando l'operazione su due piattaforme diverse. La parte exchange resta una giocata separata e la commissione può incidere molto di più rispetto a quanto sembra nei calcoli teorici.

Per questo diffido dei calcoli troppo semplici.

Dire "punto a 3.00 e banco a 2.80, quindi guadagno" non basta.

Dipende dalla commissione, dalla liquidità, dall'importo, dalla responsabilità, dal momento di esecuzione e dal fatto che le due operazioni siano davvero completate ai prezzi previsti.

Nell'exchange i dettagli non sono dettagli.

Aprire live è più rischioso

Aprire una posizione direttamente in live non è la stessa cosa che aprirla in pre-match.

In live tutto è più veloce. Il mercato si muove, l'evento cambia, la pressione sale e si ha meno tempo per ragionare.

Si rischia di cliccare male, calcolare male, inseguire una quota o farsi prendere dall'urgenza di chiudere.

Per questo, in linea generale, preferisco un approccio diverso: studiare con calma il pronostico prima dell'evento, aprire eventualmente la posizione nel pre-gara (pre-match) e poi impostare la chiusura che verrà fatta durante la partita (diretta/live).

Non significa che non si possa mai entrare live. Significa che aprire live aumenta la difficoltà operativa e psicologica.

Il mio consiglio è: meglio ragionare prima, non mentre il mercato corre.

Il problema dei piccoli margini

Le strategie di arbitraggio o presunto arbitraggio vivono spesso su piccoli margini.

Si cerca di guadagnare poco, magari ripetendo tante operazioni.

Sulla carta può sembrare prudente. Nella pratica bisogna stare molto attenti.

Se per ottenere un piccolo guadagno devo espormi a tanti rischi operativi, il rapporto rischio/rendimento può diventare sfavorevole.

Basta una sola operazione andata male per cancellare molti piccoli profitti precedenti.

Un mercato sospeso. Una quota cambiata. Una liquidità insufficiente. Un errore di calcolo. Una bancata non completamente abbinata. Un gol nel momento sbagliato.

Quando il margine è piccolo, l'errore pesa molto.

Per questo la domanda non è solo:

quanto posso guadagnare se tutto va bene?

La domanda vera è:

quanto posso perdere se anche solo un passaggio non va come previsto?

La mia conclusione

La mia opinione è questa.

L'arbitraggio live tra bookmaker tradizionale ed exchange può sembrare, in teoria, una strategia complicata ma potenzialmente capace di generare una vincita matematica.

Nella pratica, però, ho molti dubbi sulla sua reale applicabilità con continuità.

Non dico che non possa mai capitare una situazione favorevole. Può capitare.

Ma una cosa è il caso singolo. Un'altra è costruire una strategia ripetibile.

I problemi principali, per come li vedo io, sono questi:

  • è molto difficile trovare nello stesso momento una quota punta del bookmaker tradizionale superiore alla quota banca dell'exchange;
  • se l'operazione avviene in due momenti diversi, non è più arbitraggio puro, ma trading sportivo;
  • operare su due siti diversi aumenta la difficoltà;
  • la liquidità exchange può non bastare;
  • la commissione può ridurre o annullare il margine;
  • aprire posizioni live aumenta il rischio operativo e psicologico;
  • i piccoli guadagni possono essere cancellati da una sola operazione gestita male.

Nell'exchange non basta che una strategia funzioni in teoria. Deve funzionare nella realtà, con quote reali, liquidità reale, commissioni reali, tempi reali e pressione reale.

La domanda finale, quindi, non è:

si può fare una volta?

La vera domanda è:

si può fare spesso, bene, con rischio controllato e margini davvero sostenibili?

Per me, nella maggior parte dei casi, la risposta è no.